Friday, November 10, 2006

Novità concorsiali

Il Libro Nero del Gatto ha perso da pochi giorni il Premio Letterario "L'Autore" della casa editrice Firenze Libri.
Presto verrà spedito ad un altro concorso letterario, mentre il suo autore comincia a valutare la scelta autoproduzione, mentre frullano in capo molte idee ma nessuna geniale.
Per intanto, ringrazio nuovamente le persone che hanno creduto in me durante la scrittura e dopo la lettura.
Se qualcuno ha qualche idea, la posti pure qui.
Non mi preoccupo, comunque: Camporosso, il Gatto, Trentalibbre, il Pugile, il Brucia e tutti gli altri continuano a consumare kebab ad orari improbabili, continuano a sussistere ad esistenze reali, e prima o poi torneranno a fare capolino tra le nebbie della mia fantasia. Non per vincere, ma come al solito, per sopravvivere alle sconfitte con un sorriso ed un Baffo Moretti.

Monday, November 06, 2006

Fumetto di sigaretta

Ed intanto, le otto tavole del primo comic autoconclusivo del Gatto sono state terminate dalla splendida mano di Stefano Forte. Mancano lettering e colorazione, che sono in mano a Giulia.
Spero presto di potervene mostrare un'anteprima.

Wednesday, November 01, 2006

Il Libro Nero del Gatto

Stereotipata fiera del qualunquismo! Tendone circense del razzismo! Il tutto giostrato con compiaciuto pressapochismo! La questione non è se questo mondo possibile assomigli alla realtà: il problema sarebbe se la realtà somigliasse al Mondo Nero del Gatto!
Un grosso fumetto privato dei disegni, un fumetto sub-eroistico: non-eroi senza poteri, ed anzi, qualora ne abbiano, sono difetti!
Una grossa novità, a proposito, attende l'universo del Gatto. Una novità a china...
Con la scrittura non giudico mai: traggo si ispirazione da personaggi reali, ma è un modo creativo, utilizzato da Arthur Conan Doyle come da Hemingway, i personaggi reali fungono da attori che interpretano, nel mio fantasticare, i ruoli dei personaggi irreali. Ovvio che si somiglino, ma non c'è mai giudizio in loro. C'è considerazione. Fare considerazioni ipotetiche non è giudicare. Giudicare a quanto pare, perlomeno da come si comporta gran parte dei commentatori di questo blog, significa solo condannare o scagionare. Considerare significa lodare un aspetto che piace e biasimare uno che no, soprattutto senza il serioso assolutismo che una certa tracotanza diffusa, senza una ragione pretesa. Oltretutto, l'ultima volta che ho giudicato qualcuno ho scardinato una bicicletta a calci, abbaiato in faccia alla povera di questa proprietaria, pagatole le riparazioni dal ciclista e sentitomi una merda fin'oggi al solo ricordo. Io non giudico, perciò, considero, porto avanti il mio pensiero conscio che sia solo il mio, lo sostengo perchè se no non sarebbe il mio, e non credo, e non mi interessa, di essere per forza nel giusto.
Quando scrivo però, come in ogni altra mia azione, utilizzo sempre il mio nome e la mia faccia. Per onestà e lealtà. Per sconsiderato coraggio e appassionato timore. E perchè lo sbaglio mi umilia e mi frustra ma mi ha sempre insegnato qualcosa -chi intesse morali in proposito si guardi attorno con lucida schiettezza per quattro minuti, potrebbe scoprire di vivere uno sbaglio-.
Comincio ad esser spossato da questo battagliare. L'assedio sfibra l'equilibrio.

Monday, October 30, 2006

...sognava di vendere parole, ed intanto le regalava...

L'armatura ronin, fetida, lercia, lucida di grasso e usura, la indossava con orgoglio, e rispetto. Ogni piccola cicatrice, ogni graffio sul cuoio dell'armatura, rappresentava una storia, e la reputava una bella storia, perlomeno, la Sua storia. La indossava oggi, rappresentava il sedimentarsi di ogni esperienza nella sua anima e nel suo corpo. Ci affrontava il futuro, ogni secondo, ogni giorno, senza fare un cazzo, certo, perchè la vita ti cade addosso, ti piove addosso, se sei disposto a bagnarti, la gusti appieno in ogni minuzia, altrimenti, apri un ombrello fatto di imposizioni, ti rintani in una casa che chiamano dignità, stato sociale, e diventa lavoro, titolo, auto, soldo, sesso, guardi piovere fuori, e racconti a te stesso che chi è fuori a bagnarsi è sfortunato, svantaggiato. Non vive davvero. Non ha le palle per entrare nella fortezza prigione che qualcuno, ghignando, chiama società.
Lui camminava sotto la pioggia, sognava di vendere parole, ed intanto le regalava. Ogni tanto intravedeva qualcuno alla finestra osservarlo e biasimarlo. Non gli veniva neanche da rompergli i vetri a sassate. Gli faceva pena, perchè non poteva uscire, convinto che la pioggia fosse sporca, convinto di voler stare a morire nella sua bara di pay-tivù e (in)dipendenza, convinto che uscir dalla routine ogni tanto fosse libertà, senza capire che la libertà è semplicemente un altro tipo di routine. La routine del fà-come-ti-pare.

La tragicomica favola del neo-fascismo

L’altro giorno, insieme al Brucia, il Gatto ha visto un film di Carlo Lizzani del 1976 intitolato “San Babila ore 20: un Delitto Inutile”. Le sue impressioni sono state che il film fosse tecnicamente ottimo, con una struttura strepitosa che anticipava di vent’anni la drammatica giornata dell’Odio di Kassovitz. Un film che trova il suo unico difetto nell’inverosimiglianza cialtronesca dei personaggi, ridotte a macchiette caricaturali e subdolamente faziose del movimento neofascista. Il film rendeva grotteschi e ridicoli luoghi comuni sulle destre: brutti, ottusi e cattivi, i fascisti si muovono in branco, hanno perversioni sessuali tipo provare l’orgasmo solo usando a dildo un manganello, usano violenza per coprire le proprie vergognose debolezze, sono dei codardi; i rossi, dal canto loro, sono figure dignitose ed eroiche, equilibrate, un comunista da solo tiene testa a trenta fascisti armati, i comunisti praticano l’amore romantico che i fasci non comprendono praticando solo lo stupro.
Il Gatto accende una sigaretta appena rollata e sottolinea che non condanna l’ideologia di fondo del film, non perché sia giusta, ma perché le ideologie sono roba che o le rispetti tutte o nessuna. Lui non ne rispetta nessuna. Condanna il macchiettismo parziale con cui viene connotato il drammatico fenomeno sanbabilino.
È un film di valore, comunque, per alcune idee, piccole, come la polizia connivente che sempre presente ignora premeditatamente ogni tipo di scontro politico, e grandi, come la caccia ed il delitto inutile finali, tra l’altro narrati con maestria cinematografica.
Dunque, un film, conclude il Gatto, che sarebbe stato pure bello se non rovinato da quel dogmatismo critico di un certo modo ottuso di fare politica a destra (vedi Renzo Martinelli con Porzus, ad esempio) e a sinistra. Un buon thriller, girato bene, ambientato in una distopia che eccede il realismo straripando in una favola, tragica per temi e intreccio, comica nello studio parodistico di personaggi portati non all’estremo, ma oltre.

Wednesday, October 25, 2006

Milano sta morendo! (Neve Nera)

Andate sul Quartier Generale del Collettivo Kalashnikov, cliccando sul link a lato dello schermo. Leggete il post del 25.10.06. Ed allora conoscerete tutta la storia.
La storia di come è cominciato tutto. Anche il Libro Nero del Gatto. La storia di quattro ragazzi che cominciarono a suonare per gioco e per gridare. La storia di un sedicenne che si sentiva come se stesse accarezzando i testicoli del mondo pronto a strizzarli per stenderlo ai suoi piedi, ignaro che invece avrebbe passato il resto dei suoi giorni in una fellatio imposta. Una disfonia intitolata 101%Odio, Milano AnarcoCrustCore, il preludio, una storia finita e mai dimenticata, la prima storia.
Dal KCHQ potrete scaricare tutto il materiale reperibile di questa fase fondamentale della mia vita. Vi consiglio di farlo. Sennò mando il Pugile a casa vostra, e sono volatili per diabetici.
PS_grazie a Sarta e Puj per aver pubblicato la retrospettiva.
PPS_se non si fosse capito, 101%Odio era il nome del nostro primo gruppo musicale, in cui io urlavo.